Mentre si gira a Parigi La voix humaine

Anna Magnani in una scena di "La voce umana"
Anna Magnani in una scena di “La voce umana”

Parigi, maggio 1947

Trovare sullo stesso “plateau”, Jean Cocteau, Roberto Rossellini e Anna Magnani: ecco un bel colpo! Ma neanche troppo difficile. Basta farsi portare col metrò fino a Place Clichy; attraversare la piazza inondata da questo bel sole di maggio e, dopo aver lanciato un’occhiata di sollievo agli alberi dell’Avenue di Clichy, finalmente e ostensibilmente carichi del loro manto verde, sfiorare l’ingresso monumentale del cinema Gaumont-Palace, le cui insegne vistose lanciano, con la dolce immagine di Vivien Leigh, il loro irresistibile richiamo ai passanti; prendere, sulla sinistra, la rue Forest e, al numero 15, sempre a mano manca (ah, questi ricordi storici!) infilarsi nella porticina del più piccolo studio di Parigi: e qui infatti, che la troupe italo-francese realizza La voix humaine, su soggetto di Cocteau, regia di Rossellini, interpretazione di Anna Magnani.
Studio tranquillo, atmosfera di quieto raccoglimento intorno alla scena che Christian Bérard ha costruito per questo film: una “chambre a coucher” tutta tappezzata in damasco rosso e oro, con un letto addossato alla parete centrale, un piccolo tavolino sul quale poggia il telefono (nero!) e tutto quello che può esserci nella stanza più intima di una donna elegante: grandi specchi, toilette ricchissima di profumi e argenteria, alcune valigie di cuoio grasso abbondantemente etichettate e pronte per una partenza, delle bottiglie di liquore di gran marco su una “consolle”, un piccolo grammofono sul quale è posato il disco Seul ce soir; e poi, nella parete di sinistra una porticina che, socchiusa, lascia scorgere il bagno, piccolo modello della più squisita raffinatezza: tutto nel più tragico disordine, per quell’atmosfera carica di elettricità che scaturisce dal dramma angoscioso di questa donna, unica protagonista del film.
È lo stesso autore di questa “pièce” in un atto, Jean Cocteau che, con gentilezza squisita, mi dà, tra un’inquadratura e l’altra, tutti i ragguagli possibili e immaginabili. La voix humaine è di molti anni fa, e la sua prima rappresentazione risale, a Parigi, al 1930: Teatro della Comédie Française.
Ho chiesto all’autore, una definizione — in poche parole — del suo lavoro, soprattutto per non correre il rischio di emettere giudizi avventati: “Un documentario sulla sofferenza di una donna”, questa è stata la sua pronta risposta; e poi, su un tono più leggero e disinvolto ha aggiunto: “Ma l’ho inteso anche come una definizione del telefono, raffinato strumento di tortura”.
Cocteau è troppo un uomo intelligente, se così posso dire parlando di uno scrittore di tanta fama, è troppo uomo di mondo perché un giornalista possa sentirsi impacciato nel formulare le sue domande più o meno insidiose. Eccomi dunque a chiedergli, prima di tutto, se non tema un insuccesso da un esperimento, per così dire, tanto paurosamente “anti-cinematografico”. La domanda era legittima, avendo appreso che nessun elemento nuovo è stato apportato nella sceneggiatura, nessun personaggio nuovo è stato introdotto e che, insomma, il film non sarà che una copia fedelissima del lavoro teatrale limitandosi a registrare sulla pellicola, sia pure da numerosi e diversi punti di vista le varie fasi di questa enorme telefonata: un monologo, infine, recitato tutto nello stesso ambiente e che, al cinema, durerà forse un’ora, o poco meno.
Cocteau mi ha risposto di non essersi mai nascosto le difficoltà dell’impresa e che appunto per questo ha esitato a lungo prima di acconsentire la realizzazione, anche perché non conosceva nessuna attrice all’altezza della parte. Ed è qui che si innesta la mia seconda domanda, anch’essa molto delicata: come mai non ne abbia assunto egli stesso la paternità cinematografica, in due parole perché non ne ha curato la regia, lui che è anche regista.
Ma lo scrittore mi rivela che questa volta la sua volontà non è entrata che in minima parte nello svolgersi della questione: egli, beninteso, aveva una pregiudiziale contro tutti i registi, perché temeva (e a ragione) che chiunque avrebbe tentato di modificare la sua vicenda con l’intrusione di “elementi nuovi”, cinematografici insomma, mentre egli rimaneva fermo nella sua idea di realizzare il film così com’è il lavoro teatrale. Fu a questo punto che il caso, o il destino, gli fece conoscere Rossellini, di cui aveva già apprezzato enormemente le due opere recenti. Rossellini infatti assisteva alla proiezione del primo film, scritto, sceneggiato e diretto da Cocteau, quel Sang d’un poète che fu realizzato circa venti anni fa, sonorizzato come si diceva allora, e che non è altro se non il celeberrimo film che tiene il cartello da undici anni consecutivi in un cinema di New York.
Dopo la visione di questo film, Rossellini e Cocteau sono divenuti amici e lo stesso Rossellini ha chiesto di girare La voix humaine come la voleva l’autore. E questi, che aveva conosciuto Anna Magnani, si accorse improvvisamente di aver risolto il suo duplice problema avendo trovato il regista e l’attrice ideali per il suo film.
Questo giudizio su Anna Magnani me lo rende ancora una volta lo stesso Cocteau: egli confessa di non essersi mai imbattuto, prima d’ora, in una personalità così strana, così umana, così spontanea e vera, e così aderente al suo personaggio: Anna Magnani è un’attrice “unica”, egli sostiene e Rossellini il suo “unico” regista.
Insomma, tutto è bene quel che finisce bene. Ora il lavoro è cominciato, e bisogna vedere l’accordo perfetto che regna tra autore, regista e protagonista.

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Autore: tributetoannamagnani

"Tribute to Anna Magnani" è un progetto ideato e realizzato per rendere omaggio ad Anna Magnani, a scopo didattico e senza fini commerciali. For Study Purposes Only.

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