Polemica Totò-Magnani

Compagnia Totò Magnani 1944
Compagnia Totò Magnani 1944, caricature di Onorato

Roma, febbraio 1947

C’è già chi pensava di rivedere la Magnani con Totò: non se ne fa nulla, e pazienza!
Lugete, o Veneres Cupidinesque: piangete o Veneri e Cupidi… Reminiscenze degli studi di latino della seconda (o della terza?) ginnasiale. Ma gli anni passano, e non si piange più, con Catullo, il passerotto morto e la mestizia di una fanciulla. Ora le Veneri e i Cupidi, impersonati dal pubblico del teatro di rivista, piangono Anna: Anna che, chissà per quanto, non vedranno più, e la sua arguzia straripante, e le sue canzoni romane (cantate, sì, con una voce che richiamava alla mente l’aspro cigolar della carrucola d’un pozzo, ma ricolma di sentimento e di malizia). Che? Si ritira forse dalla scena, Anna Magnani? Ma no, figuratevi. Proprio adesso che gli americani non han voluto proclamarla “attrice mondiale” cingendole di lauro gli scarmigliati capelli! Che, scherzate? E’ il “suo” momento.
E allora? S’accinge forse a calpestare la tolda d’una nave che la porterà al cospetto dell’Empire State Building, non prima che la statua della libertà abbia, a dispetto della sua tradizione di immobilità, agitato la fiaccola al suo passaggio? No, nemmeno.
Insomma, c’era chi ricordava Anna Magnani al fianco di Totò. Tempi belli di Volumineide, ricordate? Perché, a prescindere dal fascino del pataccone di cui è insignita Anna nostra, non riformare quella coppia? Sarebbe stato un successo sicuro: e già “i tre G” — Galdieri, Giovannini, Garrirei — uniti in un patto… be’, diciamo di bronzo, si accingevano al lavoro, quando…
Al dunque: non se ne fa nulla. Perché? Ecco. Prima fase: la Anna, forte dei diritti conferitile dal suo titolo di campione mondiale, spara le sue artiglierie. Trentamila al giorno, e col contratto di prosa. A scanso di equivoci da parte di qualche profano, bisogna stabilire che le trentamila son lire di paga, e non bruscolini da vendere in teatro, durante l’intervallo (ammesso che nei teatri dove recita la Magnani si possano vendere i bruscolini: o meglio, per i profani, semi di zucca abbrustoliti). Il contratto di prosa prevede una corresponsione di quattrini supplementare per le recite doppie festive e non prevede i quattro riposi mensili della rivista. Per cui la paga della Magnani, teoricamente fissata in trentamila, sarebbe praticamente salita a trentasei-trentasette (mila, sempre mila, e giornaliere). Ma Romagnoli, che decisamente ci tiene — e questo è lodevole — ad essere lo Ziegfeld italiano, e per questo sta radunando tutte le più forti firme della nostra rivista, ivi comprese, quelle di Wanda e di Totò, finì per accettare. E accettò anche Totò — oh, meraviglia! — sebbene il suo emolumento fosse inferiore. Senonché, non erano finiti i guai. Si giunse alla seconda fase: cioè alla denominazione della compagnia. E qui la “Anna mondiale” superò se stessa. Ordinò il fuoco alle sue batterie, e Romagnoli si vide arrivare un proiettile così concepito: “La compagnia porterà, come ditta, il nome di Anna Magnani”. Così, insomma: “Gli spettacoli “R” presentano la compagnia di Anna Magnani, con (e qui tutta la sfilza di nomi e con la partecipazione straordinaria di Totò”. A questa richiesta, il già chilometrico mento di Sua Altezza Totò si allungò di qualche altro centimetro, e ci fu un silenzio foriero di tempesta. Poi Totò, con voce cavernosa, disse: “A prescindere d’uopo, ma io non ci sto. Io sono Totò, e non “con Totò”, che, scherziamo?”. E qui bisogna ammettere, per quanto siamo in tempi di repubblica, che il principe aveva ragione.
Peccato, sarebbe stata una gran bella compagnia! Ma è così difficile far capir agli attori, dopo un bel successo, qual’è la zona di tolleranza nella quale devono fermarsi? Qui i casi sono due. O la Magnani, avendo altre proposte o altri impegni, magari cinematografici, ha voluto cavarsi d’impaccio formulando proposte, che lo sapeva a priori, eran inaccettabili (ma ha commesso, in tal caso, una scortesia verso il suo collega Totò che certamente non vale meno di lei in rivista, anzi…), oppure l’euforia per il meritato pataccone conferitole dagli americani è tale da farle perdere ogni senso di misura.
Mario Casalbore

Roma, marzo 1947

Caro Direttore,
ho letto l’articolo, a vero dire piuttosto volgare ed ingiustificato che Mario Casalbore ha diretto ad Anna Magnani. Non ho né l’autorità né tanto meno i dati per ribattere le accuse di carattere contrattuale che il Casalbore accampa per dare credito alla sua tesi contro la Magnani. È tuttavia evidente che il giornalista difende una tesi che rispecchia soltanto unilateralmente il dissenso fra la Magnani e Totò. Quello che mi preme sottolineare è il carattere dell’articolo: la mancanza di rispetto verso una attrice che ha largamente meritato non solo in Italia ma anche all’Estero. Un’attrice ch’è stata premiata in America come la migliore del 1946 (premio che ci onora e ci dovrebbe inorgoglire, ch’è stata apprezzata dagli spettatori dalla critica di tutto il mondo e che ci sembra meriterebbe da parte della stampa italiana un trattamento migliore. Il nome della Magnani è oggi un nome di portata internazionale: è giusto che l’attrice difenda la sua posizione e la sua notorietà. E se la sua condotta qualche volta dà adito a dei rilievi, si facciano pure rilievi e critiche: ma seriamente e sul piano della più leale documentata probità giornalistica.
La prego di pubblicare la mia lettera sul suo giornale. Con molti ringraziamenti.
Roberto Rossellini

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Autore: tributetoannamagnani

"Tribute to Anna Magnani" è un progetto ideato e realizzato per rendere omaggio ad Anna Magnani, a scopo didattico e senza fini commerciali. For Study Purposes Only.

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