Cantachiaro N. 2 al Teatro Valle

Roma, maggio 1945

Era inevitabile. Lo sciopero degli spazzini doveva avere la sua ripercussione anche sulle scene dei teatri. E poiché Anna Magnani s’accingeva alla sua nuova impresa, c’era da scommettere che l’argomento l’avrebbe tentata. Poiché gli spazzini, com’è noto, hanno il compito di scopare; e poiché, com’è arcinoto, Anna Magnani ha un debole per i doppi sensi e gli ardimenti del suo dialetto, non era arbitrario arguire che uno stornello, almeno uno stornello avrebbe rievocato — nel canto della diva — le giornate della trascurata immondizia, le sagre fuori programma degli astinenti scopatori. Un motivo del resto, di grande attualità, sul quale — tuttavia — la nostra attrice avrebbe fatto meglio a soprassedere. Diciamo francamente ch’ella non ha bisogno di eccedere in, sia pure pittoresche, scurrilità, per strappare l’applauso o il consenso anche fra spettatori d’oscura provenienza e di non difficili gusti.
Altre volte di lei, in questa medesima sede, abbiamo detto il bene che pensiamo; e ne abbiamo rievocato più degni e memorabili successi. Di lei, della sua arte ci siamo ingegnati di tratteggiare i caratteri, i limiti, le possibilità; del suo estro, del suo umorismo abbiamo rilevato la felice iniziativa, il penetrante vigore; e insieme, tuttavia, non mancammo di segnalare le insidie della sua esuberanza, il baco nascosto nelle pieghe e nelle ombre dei suoi incessanti trionfi, il verme roditore annidato nella florida pienezza del suo perpetuo sarcasmo: in una parola il dissidio connaturato con la medesima facilità dell’attrice a muovere il riso e il pianto, la frenesia e la commozione, il sospiro e il cachinno. Dissidio, o meglio squilibrio che purtroppo, reiterandosi o — addirittura — perpetuandosi potrebbe avere non liete conseguenze nella carriera di un’artista che pure sempre rivela le più impensate possibilità. Ma — sia detto senza offesa — la volgarità è un demone perfido e maligno come quello che tentò Eva sotto spoglie serpentine. Pericolosi come il giardino di Armida, le suggestioni della scurrilità, un giorno o l’altro, finiranno con scoprire il loro autentico aspetto; e certi applausi e certe concessioni d’oggi agli entusiasmi dei neocapitalisti non potranno non pesare, domani, come un rimorso. Noi aspettiamo non si sa con che ansia di vedere quello spettacolo in cui Anna Magnani appaia rinunciataria piuttosto che compiacente, briosa piuttosto che ironica, patetica piuttosto che melodrammatica; e mostri, infine, tanto stoicismo da saper resistere alla seduzione di due scope incrociate, ovvie ispiratrici di convenzionali motteggi e triviali giochi di parole. Quel giorno potremmo guardare alla cara attrice con la stima e la considerazione che merita la sua arte ora qualche volta incrinata, e deformata e deviata da facilonerie e compiacimenti.
A questo discorsetto ci ha indotto la nuova rivista del Cantachiaro che sul palcoscenico del Valle ha rinnovato il successo decretato quella precedente del pubblico del Quattro Fontane. Anche questa volta non ha mancato di suggerire — non senza qualche inevitabile monotonia — arguti spunti e imbroccati motivi satirici e parodistici. C’è un quadro, quello del disorientato borghese che, sfuggito all’epurazione, cerca di non compromettersi una seconda volta, che è di squisita e accurata fattura, come non ci fu dato di riscontrare nella prima rivista. In questa scena trionfa Gino Cervi, anch’egli, ormai, deciso al gran passo verso il teatro leggero. In virtù di quest’attore, l’arguta scenetta s’illumina di una certa crepuscolare poesia, vibra di commozione, ha palpiti di autentica drammaticità nell’esasperarsi dei comici motivi che inducono il pavido protagonista a diffidare e temere tutti, rinnovando nel clima della libertà le ansie e le apprensioni tipiche del famigerato ventennio. E anche nel quadro d’Ulisse reduce della guerra di Troia, interpretato insieme con la Magnani, Gino Cervi porta l’efficace contributo della sua esperienza e della sua fresca e persuasiva recitazione. Così pure Enrico Viarisio, nelle scene a lui dedicate, ha ottenuto deliranti successi personali. Tutti gli altri interpreti, sotto la guida intelligente e coordinatrice di Oreste Biancoli, hanno reso con affiatamento e vigore i loro rispettivi compiti. Ricorderemmo, particolarmente, Ave Ninchi, Giacomo Rondinella, Laura Gore, la Curci, Tatiana Fernesi, Aroldo Tieri, Giovanni Saccenti, Dora Coreno, Nella Mirizzi, il Bernabò e la divertente Lari che, chiamata all’ultimo momento per sostituire un’altra divetta, ha recitato e contato come se fosse convalescente da un mese di prove. I fantasiosi bozzetti dei dioscuri Maiorana e Scarpelli hanno non lievemente contribuito allo strepitoso successo dello spettacolo. Austero come sempre, e più che mai impomatato, il maestro Armando Fragna sedeva, anzi stava in piedi davanti al piano.

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Autore: tributetoannamagnani

"Tribute to Anna Magnani" è un progetto ideato e realizzato per rendere omaggio ad Anna Magnani, a scopo didattico e senza fini commerciali. For Study Purposes Only.

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