Si gira Città aperta

Anna Magnani, Aldo Fabrizi "Roma città aperta" 1945
Una scena di Roma città aperta (1945), Anna Magnani, Aldo Fabrizi

Roma, gennaio 1945. Se guardiamo il complesso dei lavori che sono oggi in preparazione e se consideriamo i programmi e i proponimenti dei nostri maggiori registi, possiamo facilmente vedere come, dal punto di vista artistico, la nuova produzione italiana si orienti nettamente verso un chiaro e bene inteso realismo. Così carattere e tipi dovranno conservare sullo schermo la loro umana sincerità; e così situazioni ed ambienti dovranno risultare il più possibile aderenti alla vita e alla verità.
E questo, in poche parole, il discorso che abbiamo sentito ripetere da quasi tutti i nostri registi migliori. Dopo lo stomachevole abuso di telefoni bianchi, di colonne a tortiglione, insomma dopo tutto il “pacchiano” e il “fasullo” che ci ha relegato Cinecittà, un orientamento in questo senso farà piacere a tutte le persone che abbiano un po’ di civiltà e buon gusto.
A noi ha fatto piacere l’aver ritrovato un siffatto proponimento nel film che entra ora in lavorazione e che s’intitola Città aperta, diretto da Roberto Rossellini e con Aldo Fabrizi protagonista; e che per il suo contenuto si presenta come il primo film degno di rappresentare la nuova cinematografia italiana.
Il soggetto e la sceneggiatura sono di Sergio Amidei, che si è valso anche della collaborazione di Federico Fellini. La vicenda è ambientata in un rione popolare di Roma, al tempo dei nove mesi tedeschi. Il protagonista è un prete patriota che partecipa alla lotta clandestina, aiuta i perseguitati, fino a che viene arrestato, portato a Via Tasso e fucilato. Per quanto non sia detto esplicitamente, l’autore del soggetto si è ispirato per il suo protagonista all’eroica e indimenticabile figura di Don Morosini.
Accanto a Fabrizi avremo Anna Magnani. Per gli altri interpreti, il regista non ha voluto le solite facce viste e riviste nei film italiani, ma ha preferito scegliere tipi nuovi e autentici, presi dalla vita comune o scelti in mezzo al popolo. L’esperimento, del resto, non è nuovo per un regista come Rossellini che proprio con tale sistema è riuscito ad ottenere i più notevoli risultati.

Qualche ricordo…

Arrivò la liberazione, e in quei 45 giorni ci buttammo a scrivere soggetti antifascisti, invece ritornarono i tedeschi, e passammo 10 mesi ad aspettare. Poi cominciò una lenta ripresa: facemmo Roma città aperta. Iniziammo la notte del 18 gennaio.
A giugno Rossellini aveva trovato una contessa, la Politi, che aveva già prodotto un film, Rossini, e lui mi disse: «Che facciamo?» e io proposi un film ad episodi. Ci mettemmo d’accordo, arrivarono i primi soldi. Eravamo nel settembre-ottobre 1944. Si elaborò la storia che doveva intitolarsi Storie di ieri. Il direttore di produzione doveva essere Besozzi. Ad un certo punto i soldi finirono. La contessa Politi ci chiamò e ci presentò il capo dell’Intelligenze Service. Costui ci chiese di quanto avevamo bisogno per andare avanti e ci offrì 3 milioni. Non appena ci diede l’assegno, uscimmo come pazzi su largo Tritone, dove stava la banca ma il direttore ci disse che l’assegno non valeva nemmeno la carta su cui era scritto.
Gli unici due a capire che il film dovevamo fare era straordinario sono stati Aldo Fabrizi e Anna Magnani. Noi ci avevamo messo dentro le nostre esperienze, ma la sensazione di una certa validità l’ebbero loro due.
Per la scelta di Fabrizi, si ottenne subito l’approvazione perché aveva già avuto successo con Avanti c’è posto e con L’ultima carrozzella. La Magnani invece la volevo io, invece Besozzi e Civallero preferivano la Calamai. Clara Calamai rifiutò perché voleva avere le scene. Fortunatamente intervenne Peppino Amato che per 250.000 lire comprò i diritti per l’estero e impose la Magnani.
Sergio Amidei (1)

Io da anni urlavo quasi: «Ma è possibile che non si possa fare un film su una donna qualunque, che non sia giovane…». D’accordo, allora ero giovane, comunque: «Perché?» ripetevo. «Perché non un film su una donna della strada che non sia diva, falsa?». Quando vennero a leggermi il copione di Roma città aperta: «Ci siamo», dissi. «Questo è meraviglioso.» Sennonché io quell’epoca facevo la rivista: erano già entrati gli alleati, no?, e avevo un grosso successo. Proprio come Fabrizi, che recitava in altre cose. Ora, siccome non mi volevano dare la stessa paga che per il film davano a Fabrizi… ma guardi, una miseria: centomila lire in più… per un puntiglio, insomma, per una questione di principio, risposi: «No».
Anna Magnani (2)

La Magnani doveva fare il film dall’inizio, ma aveva chiesto troppo, e allora l’avevano buttata fuori e avevano chiamato la Calamai, che doveva firmare il contratto e doveva cominciare a girare, e per una fregnaccia non ha firmato. Intanto è cambiato il produttore, e quello che è venuto dopo ha preferito pagare di più ma tenersi la Magnani, così la Calamai è rimasta fregata. Allora non sapeva cosa perdeva, certo. La Magnani fece le prove, i vestiti, tutto, e si doveva cominciare, e fu allora che gli prese la paralisi al bambino. Ogni giorno succedeva qualcosa. Una cosa drammatica…
Jone Tuzzi (3)

(1) La Città del Cinema, Napoleone 1979
(2) Intervista di Floriana Maudente, Arianna, agosto 1970
(3) L’avventurosa storia del cinema italiano raccontata dai suoi protagonisti, Feltrinelli 1979

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Autore: tributetoannamagnani

"Tribute to Anna Magnani" è un progetto ideato e realizzato per rendere omaggio ad Anna Magnani, a scopo didattico e senza fini commerciali. For Study Purposes Only.

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