Anna Magnani a cavallo…

Anna Magnani rivista soffia, so'... 1945

Anna Magnani ha il dono della tempestività, il segreto di saper cogliere il suo pubblico di sorpresa, come il generale Montgomery il suo avversario. Quando la platea meno se l’aspetta, dopo che, per esempio, Pina Renzi e Marisa Merlini hanno distolto e quasi appagato l’attesa, l’ingresso di Anna Magnani nel palcoscenico è improvviso, eccentrico, originale. Qualche volta fu vista salire su dalla platea, insieme cogli applausi e le esclamazioni di meraviglia. In altri casi cadde dal cielo come la manna agli affamati.
Giorni or sono, entrò in scena semplicemente a cavallo. E non con l’aria € trionfale di Colui che a cavallo non entrò in Alessandria. Richiamava piuttosto, certe oleografie raffiguranti Cesare che, in riva al Rubicone, getta lo storico dado. E una certa perplessità, del resto, è legittima nel cuore dell’acclamata diva. Un cavallo è sempre un cavallo. Per quanto addomesticato ed educato possa essere, per quanto oggetto delle più minuziose attenzioni e precauzioni di rito, potrebbe anche, qualche volta, magari per distrazione, abbandonarsi a espansività fisiologiche, le quali, probabilmente, non costituirebbero atti idonei e rilevanti al mantenimento del successo e al lieto fine dello spettacolo.
Ma, forse, Anna avrebbe modo di €cavarsela ugualmente, nell’assurda ipotesi d’equine incontinenze ed esibizioni varie. Non le manca lo spirito per fronteggiare situazioni difficili. Lasciate fare a lei. Contessa o stracciona, amazzone o peripatetica, il suo accento suona sempre rivestito di umana simpatia, di fresca comicità, di rassegnata tristezza. Guardatela come volete, giudicatela secondo i più disparati punti di vista, quest’attrice è sempre presente a se stessa. È una maschera. Un personaggio. La sua comicità può cadere, più del necessario, nel plebeo, può impantanarsi nella volgarità, ma nessuno può asserire che mai s’adagi nella genericità del «tipo», nella convenzionalità della macchietta. Così, nel drammatico, nel patetico. Dà fastidio, qualche volta, il brusco passaggio dal riso alle lacrime, il cachinno che, all’improvviso, si trasforma in singhiozzo, ma il timbro della sua voce non suona falso, tu avverti che il cambiamento non è dettato da esigenze di copione, ma dalla natura stessa dell’attrice (che, è tutta nel suo personaggio) capricciosa e volubile, serena e tempestosa come il cielo marzolino della famosa lirica di Di Giacomo. Il dialetto fiorisce sulle labbra di Anna Magnani, come i buoni propositi nel petto d’un penitente.
Ma più che Trilussa, il suo dialetto ricorda quello di Belli, o se volete del sor Capanna. Non, dunque, il dialetto greve, risaputo, cadenzato della borghesia umbertina, fatto di termini in lingua pronunziati con accento convenzionale; ma il gergo trasteverino, una specie di «argot» dalle più nobili origini, dalle più gloriose tradizioni. Ed è, appunto, quest’anima trasteverina che in Anna Magnani giustifica il programmatico pessimismo, qualche volta eccessivo, l’incrollabile sfiducia nel mondo, l’inguaribile accuratezza che porta anche una ragazza di vent’anni a pronunziare frasi di rammarico e rimpianto come una nonnina centenaria. Sarebbe, allora, come io io volessi presentarvi Anna Magnani quale interprete ed esponente delle oscure forze, ecc. ecc.? Mai più. Voglio dire soltanto che anche in questi aspetti, per me negativi, della sua arte, questa attrice rientra nella tradizione dello spirito romanesco, fatto di malinconia e di scetticismo, asserragliato nei suo rione pontificio conte una guarnigione in una fortezza. Non dimentichiamo che una delle ultime manifestazioni poetiche di Gioacchino Belli fu un astioso e insulso sonetto contro Giuseppe Mazzini, al tempo della Repubblica. Al poeta sembrava che la sua Roma s’avviasse velocemente verso la tomba.. I «tempi nuovi» preconizzati dai rivoluzionari, il quarantotto anche a uno spirito non volgare come il Belli apparivano semplicemente sotto l’aspetto inevitabilmente caotico a mortificante dell’attualità. Questo richiamo a così insigne esempio (scusate sempre la mia erudizione) mi è parso necessario per capire, o giustificare (almeno ai miei occhi) certe stonature, certi accenni di eterogenea natura, certe note false di cui mi pare si sia appesantito il personaggio di Anna Magnani. Naturalmente, io cerco altrove la sua arte che nei poveri riferimenti di cronaca, nei non felicissimi richiami alla realtà cittadina. Altrove io cerco, e non inutilmente, il suo umorismo, il suo estro, il suo canto. E per quanto Garinei e Giovannini, autori della rivista soffia, so’… (titolo volgare quant’altri mai, o ingiustificato) non siano stati troppo generosi con lei, anche questa volta Anna ha trionfato, e precisamente attrice piuttosto che soubrette, accompagnandosi al pianoforte del maestro Fragna meglio che allo strumento del sor Capanna. Più a suo agio con Carlo Ninchi che a fianco di Giovanni Cacini. (…)

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Autore: tributetoannamagnani

"Tribute to Anna Magnani" è un progetto ideato e realizzato per rendere omaggio ad Anna Magnani, a scopo didattico e senza fini commerciali. For Study Purposes Only.

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