Ritorno al teatro di prosa: Carmen

Roma, 15 novembre 1944. La Compagnia Anna Magnani – Carlo Ninchi darà oggi alle ore 16.30 al Teatro Quirino la prima rappresentazione dalla Carmen dalla novella di Prosper Mérimée, riduzione scenica di Gherardo Guerrieri.

Soltanto con una audace ed aggressiva caratterizzazione, come quella conferita al personaggio dal temperamento e dall’ingegno di Anna Magnani, si può salvare Carmen dalla convenzionale oleografico della vecchia tradizione. Il successo dell’attrice è stato eccellente. Benissimo anche Roldano Lupi e Carlo Ninchi nelle rispettive parti di Josè e Garcia. Bene tutti gli altri. Ricche e pittoresche le scene di Cesare Pavani e bellissimi i costumi della Magnani ideati da Leonor Fini.

Carmen di rione

Le storie ufficiali della letteratura francese dicono di Mérimée che era anti-romantico perché era secco, era breve, un disegnatore più che un pittore. E’un luogo comune. Nessuno è nato impunemente nel 1803 e impunemente ha trascorso la sua esistenza per quasi tre quarti di quel secolo. Un obolo sia pure avaro e secco alla grande Cassa di Risparmio del romanticismo tutti quelli che sono vissuti in quegli anni lo hanno versato, né potevano non versarlo. Per di più Merimée aveva il gusto sincero dell’erudizione, dei viaggi eruditi, dei dialetti, del folclore, della filologia sul posto che è un gusto romantico per eccellenza, un gusto dal quale sono uscite molte cose eccellenti, e altre meno eccellenti, come il nazionalismo dei paesi balcanici, le manifestazioni dopolavoristiche altoatesine e la Carmen fatalmente romanesca di Anna Magnani. Voglio dire che è stato il romanticismo ad accreditare ed incoraggiare con le sue tendenziose scoperte folcloristiche quella Internazionale del cuore e del temperamento romantici, quell’imbroglio folcloristico secondo il quale ogni paese, ogni dialetto ha diritto per esempio alla sua Carmen. Perché non dovrebbe averne una anche Trastevere?
Non vorremmo che il lettore equivocasse. La riduzione che Gherardi ha fatto per le scene della celebre novella è in lingua. Ma la Magnani non ha bisogno di un testo vernacolo per ricordarci che essa non è disposta a rinnegare la riva destra del Tevere nemmeno sul Guadalquivir o sulla Senna se è vero, come si dice, che essa vuol regalarci anche una Signora dalle camelie. Interprete affezionata, sincera e spesso acuta dello spirito di quella riva destra, la Magnani deve subirne tutte le conseguenze, insieme ai vantaggi. Il romanesco non è un temperamento drammatico. Contemplativo, scettico, epigrammatico, di poche fedi e molta sfiducia, di spontanea malagrazia, e vanitosissimo del suo olimpico scetticismo e del suo sgarbo solenne, è questo il temperamento ideale per satire, couplet, macchiette, canzoni, monologhi o dialoghi “di comodo” nei quali l’interlocutore ha la sola funzione di provocare la reazione sprezzante sdegnosa, distante e tuttavia sonora e forte del “nume” romanesco. È il genere della Magnani, ma evidentemente esso ha pochissimo da spartire col dramma vero e proprio.
Eppure a un certo punto qualcuno si è detto: è un peccato che un temperamento come quello della Magnani si sprechi nella rivista, è uno scandalo che un richiamo di cassetta come il suo non sia messo al servizio di più degne ambizioni. Vediamo un poco. È già difficile, dato un testo drammatico, cercargli l’attore. Ma impressa quasi disperata è, dato un attore o una attrice, non cercargli un testo ma addirittura crearglielo su misura. Gherardi non è stato da tanto. Egli ha per prima cosa sbagliato nella scelta del personaggio. E se non è stato lui, ha sbagliato chi lo ha scelto. Come accade quasi sempre le somiglianze di maniera, i richiami superficiali non corrispondono all’intima realtà delle cose e dei raffronti.
La Magnani è lontanissima da Carmen, più lontana che da qualsiasi altro personaggio di romanzo o di dramma. “Carmen aveva l’umore com’è il tempo da noi. Mai, nelle nostre montagne, la tempesta è così vicina che allorquando il sole è più brillante”. Di queste contraddizioni la Magnani non ha né il gusto né il naturale intuito. L’umore nero della Magnani, il suo continuo sarcasmo, il suo eterno scontento, quell’aria di chi non ha da apprendere più nulla sula vita, sugli uomini, su se stessa, sono assolutamente l’opposto dell’irrequietezza sessuale, sentimentale e persino morale di Carmen. Carmen crede al destino, ma crede che alla sua iniziativa e alla sua intelligenza, e sa quel che deve al cuore e quel che deve al suo capriccio, ha una sua legge d’onore e una casistica per sottrarsi a qualsiasi legge. È insomma una donna che si guadagna strenuamente la vita, l’amore e l’autorità che la circondano. A suo modo è una donna disinteressatissima e con un fondo di viva, pungente pietà per se stessa che forse è il suo tratto più emozionante. La Magnani ha messo fuori tutte le punte e solo le punte del personaggio e non le tenerezze, la generosità, la “moralità” e quella pietà di se stessa di cui parlavamo. Ci spiace dirlo, ma della Carmen diavolessa l’attrice non è riuscita a darci nemmeno l’infernale e iettatorio “sex-appeal”.
La colpa non è tutta sua. Magra, grama , scolorita era la riduzione che a lei e ai suoi compagni di lavoro offriva pochi e magri pretesti. Sicché Lupi dopo aver messo tutto il sentimento possibile nei primi quadri, si è lasciato andare anch’egli a gratuiti effetti verso la fine. Più netto e robusto, ma anch’esso troppo scarno ed elementare, il Garcia che Ninchi ci ha dato. Di Serato non sapremmo che dire avendo egli pronunciato soltanto poche battute di convenienza.

Sandro De Feo

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Autore: tributetoannamagnani

"Tribute to Anna Magnani" è un progetto ideato e realizzato per rendere omaggio ad Anna Magnani, a scopo didattico e senza fini commerciali. For Study Purposes Only.

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