Anna Magnani la menandresca

Anna Magnani e Aldo Fabrizi in Campo de' Fiori
Anna Magnani e Aldo Fabrizi in Campo de’ Fiori (1943)

Un poeta antico, Menandro, nella sua commedia nuova, s’era invaghito del tipo della irregolare buona-diavola, che finisce sempre col fare assai più bene che male al suo uomo, aiutandolo con disinteresse e generosità. No: non ci siamo più. Troppo buono il nostro Menandro; ma c’è, indubbiamente qualcosa di fine e di menandresco anche nelle figure grezze di irregolari, che la Magnani ci presenta nella commedia nuovissima dello schermo: qualcosa che si potrebbe chiamare una simpatia ilare e spregiudicata e mai immorale, tutto sommato.
E mi guardo bene dal pensare che Anna Magnani sia una di quelle artiste che non possono mai uscir dal loro genere senza fare un po’ la figura di pesci fuor d’acqua. Tutt’altro! Più scantinerà, più evaderà giudiziosamente dal genere che l’ha rivelata, più apparirà un’artista matura, perfetta e sorprendente.

Può dircene qualcosa l’erbivendola che abbiamo vista testé in Campo de’ fiori; ma, prima di parlarvene, vorrei mi permetteste di precisare le mie idee su quel film. Debbo confessarvi ch’io adoro il romano ma ho una sottile antipatia per il romanesco, con cui anche in quel film si tenta di confonderlo. Io vivo insomma nella Roma che parla all’anima, ma in quella dialettale, popolaresca, epicurea, mi sento sempre un tantino come un pesce fuor d’acqua. E quel film, non esclusa anzi prevalente la figura del Fabrizi troppo dialettale e paesana, ci dava dentro forse un po’ troppo in cotesta Roma volgare. Peppino De Filippo, pareva, in quanto non romanesco, fresco e riposante come un’oasi.
L’erbivendola romanesca non aveva dunque alcunché che mi predisponesse in suo favore: ma fin dai primi istanti la Magnani m’ha colpito come il vero capolavoro, la vera artista del film, assai più geniale e viva che il Fabrizi. La Magnani solo aveva capito che cosa popolo veramente significhi, a Roma come a Venezia o in altre città che hanno più serbato del vecchio costume. La vera ragazza popolana, in quelle città, non è quasi mai volgarità: è, al contrario, anche e soprattutto nelle faccende del cuore, stile severo, pieno di sprezzature e disdegni, di scatto e d’altera magnificenza. Pare un paradosso: ma, nel costume standarizzantesi d’oggi, non ci sono più che certe giovani popolane che abbiano ancora questo individuale senso dello stile e della maestà.
Come l’ha indovinato la nostra menandresca, e con che verità l’ha fatto vivo, parlante, imperioso e scultoreo nella sua desolazione! Ella qui è alla grande arte, alla grande commedia un cui, nell’umile quotidiano, la farsa tiene per mano la tragedia saltando a piè pari il borghese dramma.
Ecco un carattere non certo di prostituta ma di umile e fiera benefattrice dell’amato, che vorrei avesse veduto il nostro poeta Menandro. La sua commedia nuova ha oggi una barba assai lunga: ma oso presumere che il cinema non sarebbe affatto dispiaciuto ad un greco, e che Menandro avrebbe particolarmente amati certi tipi idealizzati e stilizzati, serbatisi, attraverso il popolo d’oggi, nella commedia umana.
Non rammento altra immagine di Menandro, che quella intraveduta come sua al Museo Laterano. Un buon diavolo seduto e barbuto, accanto alla musa della commedia, se non erro. A voi, amatissimo lettore, ricordare il nome di quella musa. In ogni modo, è un personaggino dolce e sedentario quello che passa per Menandro, e che potrebbe senza vostro fastidio alcuno sedervi vicino nel cinema e guardar con voi la Magnani di Campo de’ fiori.
Le cose vecchissime sono talvolta così vicine a quelle che passano per nuove fiammanti! Chi vi dice che la Grecia così poco tenera per le ragazze, non avesse già, nei suoi mercati, tipi d’erbivendole innamorate e burrascose e fiere a quel modo: in una maniera cioè, mutatisi mutandis, umanamente analoga a quella che la Magnani scolpiva nell’erbivendola di Campo de’ fiori?
La faccia pallida e intenta e involontariamente regale della Magnani in Campo de’ fiori! Ma è una perfetta maschera classica, risuscitata nel grigiume dello schermo. Niente come il nostro effimero più volgare passa ogni giorno vicino alle idee ed alle maschere senza mutamento.

Eugenio Giovanetti

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Autore: tributetoannamagnani

"Tribute to Anna Magnani" è un progetto ideato e realizzato per rendere omaggio ad Anna Magnani, a scopo didattico e senza fini commerciali. For Study Purposes Only.

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