Il primo palcoscenico di Anna Magnani

L'Accademia di Santa Cecilia, Via dei Greci 18, Roma
L’Accademia di Santa Cecilia, Via dei Greci 18, Roma

«Il cinema non è per te», disse un giorno il regista Goffredo Alessandrini a sua moglie Anna Magnani. Erano ancora agli inizi dei loro anni di vita coniugale, e abitavano a via Margutta.

Fino a quel momento si erano susseguiti tempi tutt’altro che facili per la Magnani. Ma lei aveva sempre reagito con la caparbietà del suo carattere, con l’energia del suo temperamento, che era la caratteristica più spiccata della giovanissima allieva della “Reale Scuola di recitazione Eleonora Duse”:

«Una bella maschera e un certo impeto ha la signorina Magnani (2° corso), che dalla passionalità della stessa Caccia al lupo passò, con bella sicurezza, alle ben disegnate grazie di Rosaura e, in altra giornata, alla stizza di Beatrice, la moglie irritata del Poeta fanatico»
Silvio D’Amico (La Tribuna, 16 dicembre 1927)

Facciamo un piccolo passo indietro fino all’autunno del 1926. A quei tempi, la “Reale Scuola di recitazione Eleonora Duse”, la “fabbrica degli attori” di Silvio D’Amico dopo il 1935, era soltanto una branca dell’Accademia di Santa Cecilia dove Anna Magnani studiava pianoforte, la sua grande passione, prima del teatro. Gli esami di ammissione alla scuola di recitazione si erano tenuti il 2 ottobre, come ricorda Orazio Costa:

«Ho cominciato facendo gli esami con un testo di Goldoni, facevo Pantalone ne La famiglia dell’antiquario. Fui accolto benevolmente da una commissione formata da Liberati che era il direttore, D’Amico, insegnante di storia del teatro, e Ida Carloni Talli, la “moglie del povero Talli”, come dicevamo allora noi giovani. Fra gli allievi trovai Anna Magnani, che poi si è divertita spesso a dire di essere stata allieva dell’Accademia: in realtà aveva studiato alla “Eleonora Duse”, ma diceva quella piccola bugia evidentemente per calarsi qualche anno. D’altra parte, così dicendo era istintivamente nel giusto, perché quella è stata in un certo senso l’anticamera dell’Accademia»
(Diventeranno famosi, di Anna Canitano e Luciano Lucignani, Rai 2 1985)

Anna rimase alla scuola due anni, invece dei tre regolamentari. Silvio D’Amico ricorderà sempre quanto fosse svogliata la sua allieva alle lezioni di Storia del Teatro, mentre il suo talento già si manifestava nelle esercitazioni pratiche di recitazione. La direzione dell’Accademia di Santa Cecilia aveva messo a disposizione per le recite una sala al pianterreno, il primo palcoscenico di Anna Magnani:

«Sarebbe bello se i luoghi potessero conservare i suoni delle voci di chi li ha frequentati; e se le voci potessero restare indelebilmente impresse sulle pareti, come le incisioni su certi alberi secolari, dove trovi date antichissime accanto a due nomi e un cuore. Un luogo sarebbe allora da visitare con l’animo commosso di chi sfoglia vecchie memorie in un fondo di biblioteca.
Un luogo che si affaccia in una strada stretta, fra piazza di Spagna e il Corso Umberto; luogo unico ed emblematico, ove si sarebbe potuto perdere e ritrovare il protagonista del romanzo di Roberto De Monticelli, quel giovane in cerca dell’Educazione teatrale, pellegrino stupito nell’antro oscuro di un teatro.
Ecco, quel luogo è appunto un piccolo teatro molto speciale, che per quasi tutti è stato il primo palcoscenico, il primo riflettore, il primo suggerimento, l’avvio di una battuta, che sarebbe continuata per tutta una vita. Li, su quella esigua ribalta, in tanti riconobbero, dentro se stessi, la gioia e la difficoltà, il bisogno di esprimersi, di uscire dal mucchio degli altri che guardano e ascoltano; il bisogno di essere attori. E li furono attori prima di essere attori.
Dalle voci di molti conserviamo il ricordo, di tante esistono registrazioni. Ma chi potrebbe dire di ricordarle tutte, quando erano giovani? La voce forte di Gabriele Lavia, il falsetto artificioso di Carmelo Bene, la sapiente nasalità di Gassman, il tono basso di Aroldo Tieri; e ancora su su nel tempo, l’accento romanesco di Anna Magnani, quel taglio appena strascicato di Paolo Stoppa, il nitore della parlata di Sergio Tofano…
Quale luogo ha sentito tutte queste voci a vent’anni? Quale teatro ha visto tanti talenti prima che fossero conosciuti al loro pubblico?
Questo piccolo teatro ha volte altissime e una pianta a forma di croce: era una chiesa, annessa ad un convento di monache, un vecchio ed austero edificio, con larghi corridoi e piccole stanze. Il convento era diventato l’Accademia di Santa Cecilia, ove tante generazioni di musicisti hanno imparato a suonare il pianoforte e il violino. La chiesa era diventata teatro e scuola alla fine degli anni ’10, la “Regia Scuola di Recitazione” intitolata alla grande Eleonora Duse. E lì cominciò ad insegnare storia del teatro, a metà degli anni ’20, il giovane professore Silvio D’Amico. (…) Fra i suoi allievi c’erano stati Anna Magnani e Paolo Stoppa; prima di loro vi avevano studiato Sergio Tofano, il critico Achille Fiocco, il fotografo storico del nostro teatro Gastone Bosio.
(…) La Regia Scuola era comunque un passo in avanti, rispetto a ciò che l’aveva preceduta, come la scuola fiorentina di Luigi Rasi. Lo stesso D’Amico descrive il funzionamento della scuola nel suo Tramonto del Grande Attore (1929): l’insegnamento che parte dalla sillabazione e arriva all’interpretazione; i saggi organizzati con cura, le lezioni di Storia del Teatro e i contraddittori sugli spettacoli, che si andava a vedere nelle sale romane.»
Maurizio Giammusso (La Fabbrica degli attori, Presidenza del Consiglio dei Ministri, Roma 1988)

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Autore: tributetoannamagnani

"Tribute to Anna Magnani" è un progetto ideato e realizzato per rendere omaggio ad Anna Magnani, a scopo didattico e senza fini commerciali. For Study Purposes Only.

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