Anna Magnani secondo Steno

Anna Magnani

Roma 1946

Dieci anni fa, aristocratica e sdegnosa, recitava Anna Christie e La foresta pietrificata al Teatro delle Arti. Poi improvvisamente scese in piazza a fare la macchietta della fioraia del Pincio e della borsara nera.

Si accostò alle masse insomma.

Bisogna dire che finora, in Italia l’unica rivoluzione proletaria riuscita resta la sua.

Canta con una voce profonda e un po’ rauca delle femmine perverse dell’altro dopoguerra tedesco. Ha scoperto infatti che la voce profonda di Marlene e di Zarah Leander è riscontrabile anche nelle diciottenni perdute che vendono il “vero Monopolio zighirinato” in Via del Gambero. Sa chimicamente estrarre il “sessapello” dalle intonazioni di una venditrice del mercato di Piazza Vittorio. È la vamp dei mercati rionali, la cesellatrice delle liti “per futili motivi” a Porta Metronia, la Sarah Bernhardt della Circolare Eterna. Se Gioacchino Belli fosse vivo oggi ne avrebbe certamente fatta la sua Duse e si sarebbero ritirati assieme in una Capponcina costruita sul monte Testaccio.

Finita la Roma di Starace e del passo romano, è venuta la Roma di Anna Magnani: la Roma che fa pernacchie sublimi ai “fogli d’ordini” e agli eserciti di passaggio, la Roma scettica blu e vagamente nichilista che non esige più un posto al sole ma si limita a desiderarlo alla tavola calda, la Roma disincantata e cinica che, dopo aver letto le ordinanze di Charles Poletti, scrive sul muro “Aridatece er Puzzone nostro!” e che dopo dopo uno smacco governativo di Togliatti inventa la frase “Abbozza Palmì!”.

Anna resta l’altoparlante ufficiale del romanismo 1943-46, di quel non so che a cui non ha resistito nemmeno la buona volontà professionale di Ferruccio Parri. Per tenere testa alla Roma di Anna ci vorrebbe forse un governante spiritoso come Marziale, imperialmente buffone come Nerone e democraticamente deambulante per Via della Vite come Giovanni Giolitti. Fate dire a Renzo Ricci una battuta del Macbeth e lo renderete ebbro di gioia. Per fare questo con Anna Magnani, fatele dire una battuta a difesa delle “segnorine” di quelle battute con il razzo finale poetico-sentimentale di cui lo Shakespeare è Michele Galdieri.

Anna dovrebbe essere ormai citata nella guida del Touring tra le basiliche della capitale. È la marca di fabbrica di tutto il mondo romano nato dall’epoca della Città Aperta. Evoca tutto un nuovo crepuscolarismo locale e leggermente “gozzaniano” fiorito attorno all’uso delle camionette, agli alberghi requisiti e a Tor di Nona.

È la signorina Felicità degli sciuscià.

Diamole atto che anche nel nome è conseguente a sé stessa. Non Vivi, non Alida, non Assia, e nemmeno ha scelto l’esotismo floreale di Sarah (con l’acca) o il dusiano nome di Eleonora, nome da pompa funebre, che oltre a D’Annunzio, sarebbe tanto piaciuto a Poe.
Si è voluta lasciare il nome di Anna: nome da pescivendola, da santa, da casalinga. E anche nel cognome Magnani — con la radice etimologica magno — è sintetizzato tutto l’imperialismo di Roma che comincia con un Augusto o con un Papa e finisce con una pappata di fettuccine fuori porta.

C’è da giurare che la fa infinitamente ridere il dire: l’Urbe.

Non potrà mai recitare Giulietta e Romeo. Perché l’unico Romeo che al mondo potrebbe rivaleggiare con la sua Giulietta non c’è più. Era Petrolini.

Il giorno del giudizio universale, Anna campionessa delle madames sans gêne uscirà un momento dalle file dell’umanità e si andrà a congratulare con il generale Cambronne.

Steno

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Autore: tributetoannamagnani

"Tribute to Anna Magnani" è un progetto ideato e realizzato per rendere omaggio ad Anna Magnani, a scopo didattico e senza fini commerciali. For Study Purposes Only.

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